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La speranza dell’uomo - Contents
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    Capitolo 38: “Venite... e riposatevi un po’”

    Ritornando dal loro viaggio missionario “gli apostoli, essendosi raccolti presso Gesù, gli riferirono tutto quello che avean fatto e insegnato. Ed egli disse loro: Venitevene ora in disparte, in luogo solitario, e riposatevi un po’. Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non aveano neppur tempo di mangiare”. Marco 6:30, 31.SU 267.1

    I discepoli andarono da Gesù e gli raccontarono quello che avevano fatto. La fiducia in lui li indusse a comunicargli le loro esperienze: quelle positive e quelle negative, la gioia che avevano provato nel vedere i frutti della loro fatica, il dolore per gli insuccessi subìti, le loro mancanze, le loro debolezze. I discepoli avevano commesso degli errori in questa prima opera di evangelizzazione, e quando ebbero raccontato le loro esperienze, Gesù comprese che avevano bisogno di altri suggerimenti. Vide anche che erano stanchi e avevano bisogno di riposo.SU 267.2

    Non potevano però riposarsi lì dove si trovavano. “Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non aveano neppur tempo di mangiare”. Le persone si affollavano intorno al Cristo, desiderose di essere guarite e ascoltare le sue parole; gli si avvicinavano perché scorgevano in lui la fonte di ogni benedizione. Fra coloro che erano andati da Gesù per essere guariti molti lo accettavano anche come loro Salvatore; altri non lo confessavano per paura dei farisei, ma si convertirono alla discesa dello Spirito Santo e allora lo riconobbero come Figlio di Dio davanti ai sacerdoti e ai capi infuriati.SU 267.3

    Ora Gesù desiderava un po’ di quiete per stare con i suoi discepoli e per istruirli. Nella loro missione avevano affrontato molte lotte e svariate opposizioni. Prima di allora in ogni cosa avevano chiesto consiglio a Gesù, ma durante quel viaggio si erano trovati soli e a volte non sapevano che cosa fare. Gesù li aveva mandati con la guida del suo Spirito, e per la fede in lui avevano compiuto molti miracoli e avuto soddisfazioni nel lavoro; ma ora avevano bisogno di nutrirsi con il pane della vita, avevano bisogno di appartarsi per essere in comunione con Gesù ed essere istruiti sul lavoro futuro.SU 267.4

    Egli disse loro: “Venitevene ora in disparte, in luogo solitario, e riposatevi un po’”. Il Cristo è pieno di tenerezza e di compassione per tutti coloro che lavorano al suo servizio. Voleva dimostrare ai discepoli che Dio non vuole il sacrificio, ma la misericordia. Il grande impegno in favore degli altri aveva esaurito le loro forze fisiche e mentali, e ora avevano il dovere di riposarsi.SU 267.5

    I successi ottenuti potevano esporre i discepoli al pericolo di attribuirsene il merito, di coltivare l’orgoglio e soccombere così alle tentazioni di Satana. La prima lezione che dovevano imparare, in vista dell’opera immensa che li attendeva, era che il loro successo dipendeva da Dio. Come Mosè al Sinai, come Davide sulle colline della Giudea, come Elia al torrente Kerith, i discepoli avevano bisogno di allontanarsi dai luoghi del loro lavoro per meditare in comunione con il Cristo e con la natura.SU 268.1

    Mentre i discepoli erano impegnati nel viaggio missionario, Gesù aveva visitato altre città e villaggi predicando il Vangelo del regno. In quell’occasione venne a conoscenza della morte del Battista. Quella dolorosa notizia lo indusse a pensare più intensamente alla fine verso la quale, anch’Egli, si stava avviando. Ombre sempre più oscure si addensavano sul suo cammino. Sacerdoti e rabbini complottavano per farlo morire; spie lo seguivano sempre; ovunque si tramava per la sua sconfitta. La predicazione degli apostoli in Galilea aveva attratto l’attenzione su Gesù e sulla sua opera. Erode pensò che fosse Giovanni Battista risuscitato dai morti, per cui espresse il desiderio di conoscerlo. Egli viveva nel timore continuo di una cospirazione che rovesciasse il suo trono e spezzasse così il giogo dei romani. Fra il popolo si era diffuso uno spirito di malcontento e rivolta; era evidente che il ministero pubblico di Gesù in Galilea non poteva durare molto a lungo. Si avvicinava l’ora della passione e il Cristo sentì il bisogno di stare per un po’ di tempo lontano dalla confusione della folla.SU 268.2

    Con grande dolore i discepoli di Giovanni avevano accompagnato il suo corpo mutilato al sepolcro. Poi, avevano riferito a Gesù tutto ciò che era accaduto. Quei discepoli avevano provato un sentimento di invidia per il Cristo quando sembrava che tutti lo seguissero, quella stessa folla che aveva seguito Giovanni Battista. Erano seduti accanto ai farisei quando questi accusavano Gesù al banchetto di Levi Matteo. Avevano dubitato della sua missione divina perché non aveva liberato Giovanni dalla prigione. Ma ora che il loro maestro era morto e che sentivano un gran bisogno di conforto, vennero da Gesù e si unirono a lui. Desideravano anch’essi un po’ di riposo, in comunione con il Salvatore.SU 268.3

    Vicino a Betsaida, all’estremità settentrionale del lago, si estendeva una regione solitaria, bella e verdeggiante in quella stagione primaverile, che offriva a Gesù e ai discepoli un rifugio tranquillo. Si incamminarono in quella direzione e attraversarono il lago su una barca. Là si sarebbero trovati lontani dalle strade frequentate e dal frastuono della città. Lo spettacolo che la natura offriva costituiva in sé un riposo, un cambiamento salutare. Avrebbero potuto ascoltare le parole del Cristo senza essere turbati dalle interruzioni, dalle repliche e dalle accuse degli scribi e dei farisei. Per un po’ di tempo avrebbero potuto godere della compagnia del loro Salvatore.SU 268.4

    Non era un riposo egoistico quello che Gesù stava per concedersi insieme ai suoi discepoli. Il tempo che essi avrebbero trascorso in quel ritiro non sarebbe stato dedicato alla ricerca del piacere; avrebbero parlato insieme dell’opera di Dio e dei mezzi per ottenere un miglior successo nel lavoro. I discepoli erano stati con il Cristo e potevano comprenderne l’insegnamento. Egli non aveva bisogno di parlare loro in parabole. Corresse i loro errori e li istruì sul modo in cui parlare alla gente. Svelò loro in maniera più ampia i preziosi tesori della verità divina. Furono rinvigoriti dalla forza di Dio e la loro speranza e il loro coraggio si rinnovarono.SU 269.1

    Benché Gesù potesse fare miracoli e avesse trasmesso anche ai discepoli quel potere, condusse in disparte i suoi collaboratori stanchi affinché si riposassero in mezzo alla natura. Quando diceva che la messe era grande ma che gli operai erano pochi, non intendeva dire che essi dovessero affaticarsi eccessivamente. Infatti, aggiunse: “Pregate dunque il Signor della messe che spinga degli operai nella sua messe”. Matteo 9:38. Dio ha assegnato a ognuno il suo compito, secondo le proprie capacità (cfr. Efesini 4:11-13), e non vuole che alcuni siano schiacciati dalle responsabilità mentre altri ne siano privi, insensibili alle esigenze del prossimo.SU 269.2

    Il Cristo rivolge anche oggi ai suoi discepoli stanchi e affaticati le stesse parole affettuose: “Venitevene in disparte... e riposatevi un po’”. Non è saggio restare sempre impegnati nella tensione del lavoro, anche se ci si occupa delle necessità spirituali degli uomini. Se ci si lascia assorbire troppo si trascura la comunione personale con Dio e si affatica eccessivamente la mente, lo spirito e il corpo. I discepoli del Cristo sono chiamati alla rinuncia e al sacrificio, ma devono vegliare affinché l’eccesso di zelo non offra a Satana l’occasione di approfittare della debolezza umana e nuocere così all’opera di Dio.SU 269.3

    I rabbini pensavano che l’attività intensa fosse la più alta espressione della religiosità la quale doveva manifestarsi in atti esteriori. Ma così si separavano da Dio e si esaltavano in una sempre maggiore fiducia in se stessi. Gli stessi pericoli esistono oggi. Quando l’impegno aumenta e si ha successo nell’opera di Dio, si rischia di confidare nei piani e nei metodi umani. Si è inclini a pregare meno e ad avere meno fede. Come ai discepoli, può capitare di non sentire più la propria dipendenza da Dio e considerare il proprio lavoro come un fattore di salvezza. Invece dobbiamo rivolgerci sempre al Cristo e ricordare che l’opera si compie mediante la sua potenza. Dobbiamo lavorare con impegno per la salvezza degli uomini, ma dobbiamo anche dedicare del tempo alla preghiera, alla meditazione, allo studio della Parola di Dio. Solo il lavoro accompagnato da molte preghiere e santificato dai meriti del Cristo sarà valido per il l’adempimento del bene.SU 269.4

    Nessun’altra vita fu così piena di lavoro e carica di responsabilità come quella di Gesù; tuttavia Egli dedicava molto tempo alla preghiera. Era costantemente in comunione con Dio. Spesso leggiamo nel Vangelo: “La mattina, essendo ancora molto buio, Gesù, levatosi, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e quivi pregava” (Marco 1:35); “in que’ giorni ch’egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in orazione a Dio”; “molte turbe si adunavano per udirlo ed essere guarite delle loro infermità. Ma egli si ritirava ne’ luoghi deserti e pregava”. Luca 6:12; 5:15, 16.SU 270.1

    Benché la sua vita fosse interamente dedicata a compiere il bene, il Salvatore sentiva la necessità di allontanarsi dalle strade frequentate dalla folla che lo seguiva ogni giorno. Interrompeva la sua attività e il suo contatto con le miserie degli uomini per isolarsi e comunicare con il Padre. Vivendo come noi, partecipe delle nostre necessità e debolezze, dipendeva completamente da Dio e cercava, nella preghiera personale, la forza che gli consentisse di compiere il proprio dovere e superare le prove. Trovandosi in un mondo immerso nel peccato, Gesù sopportò angosce e tormenti; ma la comunione con Dio gli permise di deporre il peso del dolore e trovare conforto e gioia.SU 270.2

    In Cristo il grido dell’umanità perveniva sino al Padre della misericordia. Egli, come uomo, supplicava Dio per ricevere una potenza che lo unisse con la divinità, e per la quale potesse offrire la vita al mondo. Anche noi possiamo compiere un’esperienza simile alla sua.SU 270.3

    Egli ci ordina: “Venitevene in disparte... e riposatevi un po’”. Se ascoltassimo quelle parole saremmo più forti e più utili. I discepoli raccontarono a Gesù tutte le loro esperienze e ricevettero incoraggiamento e consigli. Anche noi, oggi, se trovassimo il tempo per rivolgerci a lui ed esporgli le nostre ansie, non saremmo delusi. Egli ci sarebbe vicino per aiutarci. Abbiamo bisogno di più semplicità e maggiore fiducia nel nostro Salvatore. Egli è il “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace”, colui del quale è scritto “l’imperio riposerà sulle sue spalle”. Isaia 9:5. Chiediamo a lui la sapienza; Egli “dona a tutti liberalmente senza rinfacciare”. Giacomo 1:5.SU 270.4

    Tutti coloro che collaborano con Dio devono distinguersi dal mondo, dalle sue abitudini e dal suo spirito. Ognuno deve imparare per esperienza personale qual è la volontà di Dio. Ognuno deve sentire Dio che parla al proprio cuore. Quella voce sarà udita distintamente quando ci sarà silenzio nell’animo e ci si sarà fermati davanti a Dio. “Fermatevi, ei dice, e riconoscete che io sono Dio”. Salmi 46:10. Solo dove ci si prepara realmente a lavorare per Dio si può trovare il vero riposo. Nonostante la folla in tumulto e la tensione di un’attività intensa, lo spirito così rinvigorito vive in un’atmosfera di luce e di pace. Allora si sprigionerà una potenza divina capace di toccare i cuori.SU 271.1

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