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La speranza dell’uomo - Contents
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    Capitolo 1: “Dio con noi”

    “Sarà posto nome Emmanuele... Iddio con noi”. Matteo 1:23. “La luce della conoscenza della gloria di Dio” è vista “Nel volto di Gesù Cristo”. 2 Corinzi 4:6. Fin dall’antichità il Signore Gesù era uno con il Padre; era “l’immagine dell’invisibile Iddio”, L’immagine della sua grandezza e maestà, “lo splendore della sua gloria”. Ebrei 1:3. Per manifestarla, egli venne in questo mondo; venne per rivelare a questa terra, immersa nelle tenebre del peccato, la luce dell’amore di Dio; per essere “Dio con noi”. Per questo la profezia aveva detto di lui: “Sarà chiamato Emmanuele”.SU 8.1

    Venendo a vivere con noi, Gesù avrebbe rivelato Dio agli uomini e agli angeli. Egli era la Parola di Dio, il pensiero dell’essere supremo reso intellegibile. Nella preghiera per i discepoli, egli dirà: “Io ho manifestato il tuo nome agli uomini”. Giovanni 17:6. “L’Iddio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà”. Esodo 34:6. “Ed io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l’amore del quale tu m’hai amato sia in loro, e io in loro”. Giovanni 17:26. Ma questa rivelazione non era diretta solo alle creature della terra.SU 8.2

    Il nostro piccolo mondo è il libro di testo dell’universo. Il piano meraviglioso della grazia di Dio, il mistero dell’amore redentore sono il tema in cui “gli angeli desiderano riguardare bene addentro” (1 Pietro 1:12); esso sarà il loro soggetto di studio per tutta l’eternità. Gli esseri redenti, insieme con quelli che non hanno mai peccato, troveranno nella croce del Cristo il loro soggetto di studio e il loro motivo di gioia. Si vedrà che la gloria che brilla sul volto di Gesù è quella dell’amore che si sacrifica. Il Calvario insegna che l’amore, pronto alla rinuncia, è la legge di vita della terra e del cielo; che l’amore il quale “non cerca il proprio interesse” (1 Corinzi 13:5) ha la sua fonte nel cuore di Dio, e che il Maestro umile e mansueto manifesta il carattere di colui che vive nella luce e che nessun uomo può vedere.SU 8.3

    Nel principio, tutte le cose create erano una rivelazione di Dio. Il Cristo ha disteso i cieli e ha posto le fondamenta della terra. La sua mano ha collocato i mondi nello spazio e ha formato i fiori dei campi. “Egli con la sua potenza rende stabili i monti”; “Suo è il mare perch’egli l’ha fatto”. Salmi 65:6; 95:5. Grazie al Cristo la terra si è riempita di bellezza e il cielo di canti. Su tutte le cose, in terra e in cielo, egli ha scritto il messaggio dell’amore del Padre.SU 8.4

    Sebbene il peccato abbia alterato l’opera perfetta di Dio, quel messaggio rimane vivo. Tuttora il creato proclama la gloria della sua magnificenza. Nulla, eccetto il cuore egoistico dell’uomo, vive solo per sé. Né l’uccello che fende l’aria, né l’animale che si muove sul terreno: tutti si rendono utili ad altre vite. Non vi è foglia della foresta o umile filo d’erba che non svolga il suo compito. Ogni albero, arbusto o foglia elabora e trasmette quegli elementi di vita senza i quali non potrebbero sussistere né uomini né animali. Questi, a loro volta, contribuiscono alla vita degli alberi, degli arbusti e delle foglie. I fiori emanano il loro profumo e offrono la loro bellezza in benedizione per il mondo. Il sole diffonde la sua luce e allieta i mondi; l’oceano, fonte di tutte le nostre sorgenti, riceve i corsi d’acqua da ogni terra; ma prende per dare. Il vapore acqueo ricade sotto forma di pioggia sulla terra per renderla fertile.SU 9.1

    Gli angeli gloriosi provano gioia nel dare; offrono amore e instancabile servizio agli uomini dall’anima decaduta ed empia. Le creature del cielo fanno appello al cuore umano; portano in questo mondo oscuro la luce del cielo; con un servizio amorevole e paziente, operano per condurre le anime perdute alla comunione con il Cristo, il quale è più vicino a loro di quanto non se ne rendano conto.SU 9.2

    Ma oltre a queste manifestazioni minori, noi possiamo contemplare Dio nella persona di Gesù. Guardandolo, scorgiamo la gloria del Padre. Il Cristo ha detto: “Non fo nulla da me”. “Il vivente Padre mi ha mandato e io vivo a cagion del Padre”. “Io non cerco la mia gloria”, ma “la gloria di colui che l’ha mandato”. Giovanni 8:28; 6:57; 8:50; 7:18. In queste parole è espresso il grande principio che è la legge di vita dell’universo. Il Cristo ha ricevuto tutto da Dio; ma ha preso per dare. Come nel cielo, così è nel suo ministero verso tutte le creature. Tramite il diletto Figliuolo, la vita del Padre si riversa su tutti; sempre per mezzo suo, essa ritorna in un servizio traboccante di lode e di gioia, simile a una grande corrente d’amore, fino alla sorgente di tutte le cose. Così, attraverso il Cristo, si completa il circolo del bene, manifestazione del carattere del grande Donatore, espressione della legge della vita.SU 9.3

    Questa legge venne infranta nel cielo stesso. Il peccato è nato dall’egoismo. Lucifero, il cherubino protettore, desiderò essere il primo in cielo. Cercò di ottenere il controllo degli angeli, di allontanarli dal Creatore, di accaparrarsi la loro considerazione. Perciò calunniò Dio, addossandogli il desiderio dell’esaltazione di sé; cercò di attribuire all’amorevole Creatore le proprie caratteristiche malvage. In questo modo ingannò gli angeli e poi gli uomini che indusse a dubitare della Parola di Dio e a diffidare della sua bontà. Siccome Dio è giusto e grande in maestà, Satana lo dipinse ai loro occhi come severo e spietato. Nello stesso modo trascinò gli uomini a unirsi a lui nella ribellione contro Dio, e una notte di dolore scese sul mondo. La terra era nelle tenebre perché non comprendeva Dio. Perché le cupe ombre fossero rischiarate e il mondo si riconciliasse con Dio, occorreva che la potenza ingannatrice di Satana fosse infranta. Ma ciò non poteva avvenire con la forza. L’uso della forza è contrario ai princìpi del governo di Dio, il quale accetta solo un servizio d’amore; e questo non può essere imposto; non può venir conquistato con la forza o con l’autorità. Solo l’amore suscita amore. Conoscere Dio significa amarlo. Si doveva manifestare il suo carattere che è l’opposto di quello di Satana: un solo essere in tutto l’universo avrebbe potuto farlo. Solo colui che conosceva la profondità e l’altezza dell’amore di Dio avrebbe potuto farlo conoscere. Allora sull’oscura notte del mondo sarebbe sorto il Sole di giustizia. “Ma per voi che temete il mio nome si leverà il sole della giustizia, e la guarigione sarà nelle sue ali”. Malachia 4:2.SU 9.4

    Il piano per la nostra redenzione non fu un ripiego, concepito dopo la caduta di Adamo. Esso è la rivelazione “del ministero che fu tenuto occulto fin dai tempi più remoti” (Romani 16:25), la manifestazione dei princìpi che sono alla base del governo di Dio sin dall’eternità. Fin dal principio, il Padre e il Figlio sapevano che si sarebbe verificata l’apostasia di Satana e la caduta dell’uomo a causa delle sue tentazioni e dei suoi inganni. Dio non aveva voluto l’esistenza del peccato, ma in anticipo aveva previsto i mezzi per affrontare questa terribile situazione di emergenza. Era così grande il suo amore per il mondo, che Egli offrì il suo unico Figlio, “affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”. Giovanni 3:16.SU 10.1

    Lucifero aveva detto: “Io salirò in cielo, eleverò il mio trono al disopra delle stelle di Dio... sarò simile all’Altissimo”. Isaia 14:13, 14. Invece il Cristo “essendo in forma di Dio non riputò rapina l’essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini”. Filippesi 2:6, 7.SU 10.2

    Si trattò di un sacrificio volontario. Gesù sarebbe potuto rimanere con il Padre, conservando la gloria del cielo e l’omaggio degli angeli. Ma scelse di rimettere lo scettro nelle mani di Dio, di scendere dal trono dell’universo per diffondere la luce fra coloro che vivevano nelle tenebre e assicurare la vita a quelli che morivano.SU 10.3

    Circa duemila anni fa si udì in cielo, dal trono di Dio, una dichiarazione dal contenuto misterioso: “Ecco, io vengo”. “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo... Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà”. Ebrei 10:5-7. In queste parole si annuncia l’adempimento del piano che era stato previsto fin dall’eternità. Il Cristo stava per venire nel nostro mondo, per incarnarsi. Egli dice: “Mi hai preparato un corpo”. Ebrei 10:5. Se fosse apparso con la gloria che aveva prima dell’esistenza del mondo, non avremmo potuto sopportare la luce della sua presenza. La manifestazione della sua gloria fu velata, perché potessimo contemplarla senza esserne annientati. La sua divinità fu velata dall’umanità, la gloria invisibile nella forma umana visibile.SU 11.1

    Questo grande piano era stato rivelato in parte mediante tipi e simboli. Il pruno ardente, nel quale il Cristo apparve a Mosè, rivelava Dio. Come simbolo della divinità fu scelto un semplice arbusto privo di attrattive. Esso simboleggiava l’Infinito. Dio misericordioso manifestò la sua gloria con uno dei simboli più modesti affinché Mosè potesse guardarla e vivere. Dio comunicò con Israele, facendo conoscere la sua volontà e infondendo la sua grazia, con la nuvola di giorno e la colonna di fuoco la notte. La gloria di Dio fu attenuata e la sua maestà velata, affinché l’uomo potesse contemplarla. Così il Cristo venne nel “corpo della nostra umiliazione”, “divenendo simile agli uomini”. Filippesi 3:21; 2:7.SU 11.2

    Per il mondo non aveva attrattive tali da suscitare ammirazione; tuttavia era Dio incarnato, la luce del cielo sulla terra. La sua gloria fu velata, la sua grandezza e maestà nascoste, perché potesse avvicinarsi all’uomo tentato e infelice.SU 11.3

    Dio ordinò agli israeliti: “E mi facciano un santuario perch’io abiti in mezzo a loro”. Esodo 25:8. Egli abitò nel santuario, in mezzo al suo popolo. Il simbolo della sua presenza fu sempre con i suoi, durante tutte le loro peregrinazioni nel deserto. Così il Cristo vive in mezzo agli uomini. Pianta la sua tenda accanto alle nostre, per stare con noi e farci conoscere il suo carattere e la sua vita. “E la Parola è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiam contemplata la sua gloria, gloria come quella dell’Unigenito venuto da presso al Padre”. Giovanni 1:14.SU 11.4

    Poiché Gesù è venuto a vivere con noi, noi sappiamo che Dio conosce le nostre lotte e simpatizza con i nostri dolori. Tutti, figli e figlie di Adamo, possono capire che il nostro Creatore è l’amico dei peccatori. In ogni insegnamento della grazia, in ogni promessa di felicità, in ogni atto di amore, in ogni aspetto della vita del Salvatore su questa terra possiamo infatti scorgere “Dio con noi”.SU 11.5

    Satana presenta la legge d’amore di Dio come una legge di egoismo. Afferma che per noi è impossibile ubbidire ai suoi comandamenti. Attribuisce la caduta dei nostri progenitori, con tutte le sofferenze che ne sono scaturite, al Creatore e convince gli uomini a considerare Dio come l’autore del peccato, della sofferenza e della morte. Gesù doveva svelare quest’inganno; doveva dare, come uomo, un esempio di ubbidienza. Per questo assunse la nostra natura e passò attraverso le nostre esperienze. “Laonde Egli doveva esser fatto in ogni cosa simile ai suoi fratelli”. Ebrei 2:17. Se dovessimo sopportare qualche prova che il Cristo non ha sopportato, allora Satana direbbe che su questo punto la potenza di Dio è insufficiente per noi. Ma il Cristo “in ogni cosa è stato tentato come noi”. Ebrei 4:15. Egli sopportò tutte le prove alle quali noi siamo esposti. Non si servì di alcun potere che non sia stato liberamente concesso anche a noi. Fu tentato come uomo, e vinse con la forza ricevuta da Dio. Gesù afferma: “Dio mio, io prendo piacere a far la tua volontà, e la tua legge è dentro al mio cuore”. Salmi 40:8. Quando andava da un villaggio a un altro facendo del bene, guarendo tutti quelli che erano tormentati da Satana, egli manifestò agli uomini la natura della legge di Dio e il tipo di servizio che stava compiendo. La sua vita attesta che anche per noi è possibile ubbidire alla legge divina.SU 12.1

    Con la sua umanità il Cristo si è unito agli uomini, mentre con la sua divinità siede sul trono di Dio. Come Figlio dell’uomo ci ha dato un esempio di ubbidienza; come Figlio di Dio ci rende capaci di ubbidire. Fu il Cristo a parlare a Mosè dal roveto del monte Horeb e a dire: “Io sono quegli che sono... Dirai così ai figliuoli d’Israele: L’Io sono m’ha mandato da voi”. Esodo 3:14. Questa era la garanzia della liberazione d’Israele. Così, quando Egli venne “simile agli uomini”, si presentò come l’Io sono. Il bambino di Betlemme, il mansueto e umile Salvatore è Dio “Manifestato in carne”. 1 Timoteo 3:16. A noi dice: “Io sono il buon pastore”. “Io sono il pane vivente”. “Io son la via, la verità e la vita”. “Ogni potestà m’è stata data in cielo e sulla terra”. Giovanni 10:11; 6:51; 14:6; Matteo 28:18. Io sono la certezza di ogni promessa. Non abbiate paura. Io sono. “Dio con noi” è la garanzia della nostra liberazione dal peccato, la certezza che possiamo ubbidire alla legge del cielo.SU 12.2

    Abbassandosi per diventare uomo, il Cristo ha manifestato un carattere opposto a quello di Satana. Ma egli scese ancora di più verso il sentiero dell’umiliazione. “Ed essendo trovato nell’esteriore come un uomo, abbassò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce”. Filippesi 2:8. Come il sommo sacerdote deponeva i suoi splendidi paramenti e officiava con la veste di lino bianco come un semplice sacerdote, così il Cristo ha preso la forma di un servo e ha offerto un sacrificio in cui è sacerdote e vittima insieme. “Ma Egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui”. Isaia 53:5.SU 12.3

    Gesù è stato trattato come noi meritiamo, affinché possiamo ricevere il trattamento che egli merita. Egli è stato condannato per i nostri peccati, senza avervi partecipato, affinché potessimo ottenere la giustificazione in virtù della sua giustizia, senza avervi preso parte. Egli subì la morte che era nostra, affinché potessimo ricevere la vita che era sua. “E per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione”. Isaia 53:5.SU 13.1

    Con la sua vita e con la sua morte, il Cristo ha più che rimediato al danno prodotto dal peccato. L’obiettivo di Satana era creare una separazione eterna fra Dio e l’uomo; ma in Cristo noi possiamo unirci a Dio più intimamente di come avremmo potuto fare se non fossimo mai caduti. Prendendo la nostra natura, il Salvatore ha attratto a sé l’umanità con un legame che non potrà mai essere infranto. Per tutta l’eternità rimarrà unito a noi. “Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo”. Giovanni 3:16. Egli lo ha scelto non soltanto per portare i nostri peccati e per morire come nostro sacrificio, ma lo ha offerto alla stirpe umana decaduta. Dio ha dato il suo unigenito Figliuolo come prova della sua immutabile intenzione riconciliatrice, per farlo entrare nella famiglia umana e fargli conservare in eterno la natura umana. È questa la garanzia che Dio adempirà la sua Parola. “Poiché un fanciullo ci è nato, un figliuolo ci è stato dato, e l’imperio riposerà sulle sue spalle”. Isaia 9:5. Dio ha adottato la natura umana nella persona del Figlio e l’ha portata in cielo. È il “Figliuolo dell’uomo” che condivide il trono dell’universo. È lui che sarà chiamato “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace”. Isaia 9:5. L’Io sono, nell’atto in cui li riconcilia, è il mediatore fra Dio e l’umanità. Egli, che è “santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori”, non si vergogna di chiamarci fratelli. Ebrei 7:26; cfr. 2:11. In Cristo la famiglia della terra e quella del cielo si riuniscono. Il Cristo nella gloria è nostro fratello. Il cielo è compreso nell’umanità, e l’umanità è racchiusa nell’Amore infinito.SU 13.2

    Del suo popolo Dio ha detto: “Poiché saranno come pietre d’un diadema, che rifulgeranno sulla sua terra. Poiché qual prosperità sarà la loro! E quanta sarà la loro bellezza”. Zaccaria 9:16, 17. L’elevazione dei redenti sarà una testimonianza eterna della misericordia di Dio. “Per mostrare nelle età a venire l’immensa ricchezza della sua grazia, nella benignità ch’Egli ha avuto per noi in Cristo Gesù”. “Affinché nel tempo presente, ai principati ed alle potestà, ne’ luoghi celesti, sia data a conoscere, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, conforme al proponimento eterno ch’Egli ha mandato ad effetto nel nostro Signore Cristo Gesù”. Efesini 2:7; 3:10, 11.SU 13.3

    Il governo di Dio viene riconosciuto giusto grazie all’opera redentrice del Cristo. L’Onnipotente viene presentato come il Dio d’amore. Le accuse di Satana sono confutate e il suo vero carattere viene svelato. La ribellione non scoppierà un’altra volta; il peccato non può riapparire nell’universo; in futuro non vi sarà più il pericolo dell’apostasia. Grazie al sacrificio dettato dall’amore, gli abitanti della terra e del cielo sono legati al loro Creatore con vincoli indissolubili.SU 14.1

    L’opera della redenzione sarà completata. Dove il peccato è abbondato, la grazia di Dio sovrabbonderà. La terra stessa, che Satana pretende come sua, deve essere non solo riscattata, ma innalzata. Il nostro piccolo mondo contaminato dal peccato, unica macchia nella gloriosa creazione divina, sarà onorato in tutti gli altri mondi dell’universo. Quaggiù, dove il Figlio di Dio è diventato uomo, dove il Re della gloria è vissuto, ha sofferto ed è morto; quaggiù, quando Egli renderà nuove tutte le cose, il tabernacolo di Dio sarà in mezzo agli uomini, “ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio”. Apocalisse 21:3. Per sempre, i redenti cammineranno nella luce del Signore lodandolo per il suo dono meraviglioso: Emmanuele, “Iddio con noi”.SU 14.2

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