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Principi di educazione cristiana - Contents
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    Gesù nostro esempio

    Lo sviluppo graduale della pianta a partire dal seme è una lezione pratica di pedagogia. Ci sono “prima l’erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato”. Marco 4:28. Colui che narrò questa parabola, creò il seme minuto, gli diede le caratteristiche vitali e stabilì le leggi che ne regolano la crescita. Le verità insegnate nella parabola divennero una realtà nella sua vita. Egli, la Maestà del cielo, il Re di gloria, si fece neonato a Betlemme e poi, per un certo periodo, fu il bambino impotente affidato alle cure della madre. Nella sua infanzia Gesù parlò e agì come un bambino, onorando i genitori, esaudendo in modo utile le loro richieste. Ma fin dal primo apparire dell’intelligenza, egli crebbe in modo costante nella grazia e nella conoscenza della verità.PEC 62.3

    I genitori e gli insegnanti dovrebbero cercare di coltivare le tendenze dei giovani in modo che in ogni fase della loro vita possano rappresentare la bellezza tipica di quel periodo, sviluppandosi in modo del tutto naturale, come avviene per le piante nel giardino.PEC 62.4

    I bambini devono essere educati con infantile semplicità e imparare a essere contenti dei doveri piccoli e utili, come anche dei piaceri e delle esperienze particolari di quell’età. L’infanzia corrisponde all’erba della parabola, e l’erba ha una sua tipica bellezza. I bambini non dovrebbero essere forzati a una precoce maturità ma, per quanto è possibile, dovrebbero mantenere la freschezza e la grazia dei primi anni. Più la vita del bambino sarà semplice e quieta, più sarà libera da ogni artificiosa sollecitazione; più sarà in armonita con la natura, più essa risulterà favorevole al vigore fisico e mentale come anche alla forza spirituale.PEC 63.1

    Nel miracolo operato dal Salvatore della moltiplicazione dei pani per cinquemila persone, è illustrata l’azione del potere divino nella produzione del raccolto. Nel moltiplicare il seme gettato nel terreno, colui che già moltiplicò i pani compie un miracolo ogni giorno. È grazie a un miracolo che la terra produce il necessario per sfamare ogni giorno milioni di persone. Gli esseri umani sono chiamati a collaborare sia nella cura del grano, sia nella preparazione del pane, e forse per questo motivo essi spesso finiscono per perdere di vista l’intervento divino. L’azione della sua potenza è attribuita a cause naturali o al mezzo umano; troppe volte i suoi doni sono male usati perché adoperati a scopo egoistico e finiscono con l’essere una maledizione invece che una benedizione. Dio cerca di cambiare tutto ciò e desidera che i nostri sensi assopiti siano risvegliati per percepire la sua misericordiosa gentilezza, di modo che i suoi doni possano essere per noi la benedizione che egli voleva.PEC 63.2

    È la Parola di Dio, la trasmissione della sua vita, che dà vita al seme. Nel mangiare il grano, noi partecipiamo ad essa. Dio vuole che noi ce ne rendiamo conto e che nel ricevere il pane quotidiano riconosciamo la sua azione ed entriamo in una più intima comunione con lui.PEC 63.3

    Secondo le leggi che Dio ha poste nella natura, l’effetto segue invariabilmente la causa. La maturazione della messe testimonia della semina. Qui nessuna pretesa è tollerata. Uomini e donne possono riuscire a ingannare i loro simili e ricevere elogi e premi per un servizio che in realtà non hanno reso, ma nella natura non c’è alcuna possibilità d’inganno: la messe pronuncia la sua sentenza di condanna sull’agricoltore infedele.PEC 63.4

    Questo è vero, in un senso più elevato, nell’ambito delle cose spirituali. Il male vince solo in apparenza, non nella realtà. Persone che nella loro professione o in qualsiasi impegno vengono meno alle loro più alte responsabilità, possono illudersi all’idea che, nella misura in cui il male rimane nascosto, esse stiano traendone un certo vantaggio. Non è così; esse s’ingannano. Il raccolto della vita è il carattere, ed è proprio questo che determina il destino sia di questa vita sia di quella avvenire.PEC 63.5

    La messe è la riproduzione del seme gettato. Ogni seme dà frutto secondo la sua specie. Così è per i tratti del carattere che noi coltiviamo. Egoismo, amore di sé, presunzione, intemperanza, si riproducono e determinano l’infelicità e l’autodistruzione. “Perché chi semina per la sua carne, mieterà corruzione dalla carne; ma chi semina per lo Spirito, mieterà dallo Spirito vita eterna”. Galati 6:8. Amore, simpatia, gentilezza, danno per frutto la benedizione, un raccolto che non andrà distrutto.PEC 64.1

    Al momento del raccolto il seme è moltiplicato; un solo chicco di grano, attraverso semine successive, può coprire di bionde spighe un grande appezzamento di terreno. Nello stesso modo, l’influsso di una vita come quello di un singolo atto possono avere una risposta simile a quella del seme.PEC 64.2

    Quali gesti di amore ha suscitato, attraverso i secoli, il ricordo di quel vaso di alabastro rotto per ungere i piedi di Gesù! Quali innumerevoli doni ha assicurato alla causa del Signore, quel contributo di appena due spiccioli fatto da una povera vedova sconosciuta!PEC 64.3

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