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I tesori delle testimionianze 2

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    La regola dell’offerta

    Paolo stabilisce una regola sulle offerte per la causa di Dio e indica quali ne saranno i risultati sia nei riguardi nostri che nei confronti di Dio. “Dia ciascuno secondo che ha deliberato in cuor suo; non di malavoglia, né per forza, perché Dio ama un donatore allegro”. “Or questo vi dico: chi semina scarsamente, mieterà altresì scarsamente; e chi semina liberalmente mieterà altresì liberalmente”. “Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre e in ogni cosa tutto quel che è necessario, abbondiate in ogni opera buona... Or Colui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra ed accrescerà i frutti della vostra giustizia. Sarete così arricchiti in ogni cosa onde potere esercitare una larga liberalità, la quale produrrà per nostro mezzo ringraziamenti a Dio”. 2 Corinzi 9:6-11.TT2 220.3

    Noi non dobbiamo credere di potere fare o dare qualcosa che ci dia diritto al favore divino. Asserisce l’apostolo: “Che cosa hai tu che non abbia ricevuto? Ora, se l’hai ricevuto, perché ti vanti, come se non lo avessi ricevuto?” Quando Davide e il popolo d’Israele ebbero accumulato il materiale che era stato preparato per la costruzione del tempio, il re nell’affidare il tesoro ai capi della congregazione si rallegrò e ringraziò Iddio con parole che dovrebbero rimanere per sempre scolpite nei cuori dei figli di Dio: “Davide benedisse l’Eterno in presenza di tutta la raunanza e disse: “Benedetto sii tu, o Eterno, Dio del padre nostro Israele di secolo in secolo! A te, o Eterno, la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore, la maestà poiché tutto quello che sta in cielo e sulla terra è tuo!... Sta in tuo potere il far grande e il rendere forte ogni cosa. Or dunque, o Dio nostro, noi ti rendiamo grazie e celebriamo il tuo nome glorioso. Poiché chi sono io e chi è il mio popolo che siamo in grado di offrirti volenterosamente cotanto? Giacché tutto viene da te; e noi ti abbiamo dato quello che dalla tua mano abbiamo ricevuto. Noi siamo dinanzi a te dei forestieri e dei pellegrini, come furon tutti i nostri padri; i nostri giorni sulla terra sono come un’ombra e non v’è speranza. O Eterno, Dio nostro, tutta questa abbondanza di cose che abbiamo preparata per edificare una casa a te, al tuo santo nome, viene dalla tua mano, e tutta ti appartiene. Io so, o mio Dio, che tu scruti il cuore e ti compiaci nella rettitudine; perciò nella rettitudine del cuor mio, t’ho fatto tutte queste offerte volontarie, e ho veduto ora con gioia il tuo popolo che si trova qui, farti volenterosamente le offerte sue”. 1 Cronache 29:10-17.TT2 220.4

    Dio aveva fornito al popolo le ricchezze della terra, e il suo Spirito lo aveva disposto a offrire per il tempio le sue cose preziose. Tutto apparteneva a Dio; se la sua divina potenza non avesse agito sull’animo della gente, l’opera del re sarebbe stata vana e il tempio non sarebbe stato mai costruito.TT2 221.1

    Tutto quello che gli uomini ricevono grazie alla generosità divina appartiene ancora a Dio. Egli ha messo nelle nostre mani tutti i tesori e tutte le ricchezze della terra per metterci alla prova: misurare, cioè, la profondità del nostro amore per lui e del nostro apprezzamento per i suoi favori. Si tratti dei tesori della prosperità materiale o dell’intelletto, essi debbono essere deposti come offerta volontaria ai piedi di Gesù.TT2 221.2

    Nessuno di noi può fare qualcosa senza la benedizione divina. Dio, invece, può compiere l’opera sua senza l’ausilio dell’uomo se così Egli preferisce. Ma Egli ha assegnato a ciascun uomo il proprio compito. Agli uomini, quali suoi amministratori, affida tesori di ricchezza e di intelligenza. Qualunque cosa noi restituiamo a Dio, questa viene messa, per sua grazia e generosità, sul conto nostro come amministratori fedeli. Però dovremmo capire sempre che non si tratta di opera meritoria da parte dell’uomo. Per quanto grande possa essere l’abilità umana, la creatura non possiede nulla che non le sia stato dato da Dio e che Dio non possa perciò ritirare qualora questi preziosi pegni del suo favore non siano apprezzati o non vengano applicati rettamente. Gli angeli di Dio, la cui percezione non è appannata dal peccato, riconoscono che i talenti celesti sono concessi con l’intento che vengano restituiti in modo tale da accrescere la gloria del Donatore. Alla sovranità di Dio è collegato il benessere dell’uomo. La gloria di Dio costituisce la letizia e la benedizione di tutte le creature. Cercando di promuovere tale gloria, noi ci assicuriamo il bene più elevato che sia possibile ricevere. Fratelli e sorelle in Cristo, Dio esige la consacrazione al suo servizio di ogni facoltà, di ogni dono che abbiate ricevuto da lui. Egli vuole che con Davide esclamiate: “Tutto viene da te e noi ti abbiamo dato quello che dalla tua mano abbiamo ricevuto”.TT2 221.3

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