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I tesori delle testimionianze 2

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    Capitolo 46: La parola fatta carne

    L’unione del divino con la natura umana è una delle verità più preziose e più misteriose del piano della redenzione. E’ di questo che parla Paolo quando afferma: “Senza contraddizione, grande è il mistero della pietà: Dio è stato manifestato in carne”.TT2 228.1

    Questa verità è stata per molti un motivo di dubbio e di incredulità. Quando Cristo venne nel mondo, Figliuolo di Dio e Figliuolo dell’uomo, non fu compreso dalla gente del suo tempo. Egli si abbassò per rivestire la natura umana affin di poter raggiungere l’umanità caduta e risollevarla. Però la mente degli uomini era ottenebrata a cagione del peccato, le loro facoltà erano intorpidite e la loro percezione smussata, tanto da non saper discernere il carattere divino sotto la veste umana. Questa carenza di apprezzamento da parte loro era di ostacolo all’opera che Egli intendeva svolgere in loro favore. Per dare forza al proprio insegnamento, Gesù spesso era costretto a definire e a difendere la sua posizione. Richiamandosi al suo carattere divino e misterioso, Egli cercava di avviare la loro mente verso una corrente di pensiero che risultasse propizia alla potenza trasformatrice della verità.TT2 228.2

    Per illustrare la verità divina, Egli ricorreva alle cose della natura, con le quali essi erano familiari. Il terreno del cuore era così preparato a ricevere il buon seme. Egli faceva sentire ai propri uditori che i suoi interessi si identificavano coi loro, che il suo cuore palpitava di simpatia per le loro gioie e per i loro dolori. Allo stesso tempo essi notavano in Gesù la manifestazione di una potenza e di una superiorità che andava ben oltre quella dei loro più onorati rabbini. Gli insegnamenti di Cristo erano caratterizzati da una semplicità, una dignità e una forza fino allora sconosciute per loro. La loro spontanea esclamazione era: “Nessuno ha mai parlato come quest’uomo”. La gente lo ascoltava volentieri; ma i sacerdoti e i capi della nazione, infedeli essi stessi all’incarico di guardiani della verità, lo odiavano per la grazia da lui resa manifesta, grazia che attirava le folle lungi da loro affinché potessero seguire la luce della vita. Per effetto del loro influsso, la nazione ebraica, non discernendo il suo carattere divino, rigettò il Salvatore.TT2 228.3

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