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I tesori delle testimionianze 2

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    Unione del divino con l’umano

    L’unione del divino con l’umano, manifestata in Cristo, esiste anche nella Bibbia. Le verità rivelate sono tutte “date per ispirazione di Dio”; tuttavia, esse sono espresse con termini umani e adattate alle umane necessità. Così si può dire del Libro di Dio, come è stato affermato di Cristo, che “la Parola è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi”. Giovanni 1:14. Questo fatto, lungi dal costituire un argomento contro la Bibbia, dovrebbe rafforzare la fede in essa come Parola di Dio. Coloro che si pronunciano sull’ispirazione della Sacra Scrittura accettando alcuni brani come divini e respingendone altri come umani, ignorano che Cristo, divino, partecipò alla natura umana per poter raggiungere l’umanità. Nell’opera di Dio per la redenzione umana si uniscono l’essenza divina e quella umana.TT2 228.4

    Molti passi della Bibbia che i critici scettici hanno definito non ispirati, sono invece, nel loro perfetto adattamento alle esigenze umane, proprio i messaggi di conforto di Dio in favore dei suoi figli fiduciosi. Una bella illustrazione di questo si ha nella vicenda dell’apostolo Pietro. Pietro era in prigione, in attesa di essere messo a morte l’indomani. Era notte ed egli dormiva “in mezzo a due soldati, legato con due catene; e le guardie davanti alla porta custodivano la prigione. Ed ecco, un angelo del Signore sopraggiunse e una luce risplendé nella cella e l’angelo percosse il fianco di Pietro, lo svegliò dicendo: “Levati prontamente”. E le catene gli caddero dalle mani”. Atti 12:6, 7. Pietro, svegliandosi bruscamente, rimase attonito dinanzi alla luce che inondava la cella e alla grande bellezza del messaggero celeste. Non riuscì a rendersi perfettamente conto di quel che accadeva, ma sapeva che era libero e, confuso, pieno di gioia sarebbe uscito dal carcere senza premunirsi contro il freddo della notte. L’angelo di Dio gli suggerì, con tenera premura per le necessità fisiche dell’apostolo: “Cingiti e legati i sandali”. Atti 12:8. Pietro ubbidì meccanicamente; ma era così estasiato dalla manifestazione della gloria celeste da non pensare affatto a prendere il mantello. Allora l’angelo gli raccomandò: “Mettiti il mantello e seguimi. Ed egli, uscito, lo seguiva, non sapendo che fosse vero quel che avveniva per mezzo dell’angelo, ma pensando di avere una visione. Ora, come ebbero passata la prima e la seconda guardia, vennero alla porta di ferro che mette in città, la quale si aprì loro da sé; ed essendo usciti, s’inoltrarono per una strada, e in quell’istante l’angelo si partì da lui”. Atti 12:8-10. L’apostolo si trovò solo nelle strade di Gerusalemme. “E Pietro, rientrato in sé, disse: “Ora conosco per certo: non si trattava di una visione o di un sogno, bensì d’un avvenimento reale: il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode e da tutta l’aspettazione del popolo dei Giudei”. Atti 12:11.TT2 229.1

    Gli scettici possono sorridere all’idea che un glorioso angelo del cielo potesse occuparsi di una cosa tanto banale come quella di badare a queste semplici esigenze umane, e possono anche mettere in dubbio l’ispirazione del racconto. Ma secondo la sapienza di Dio tali episodi sono conservati nella storia sacra a vantaggio non degli angeli ma degli uomini affinché qualora essi dovessero venire a trovarsi in situazioni ardue, possano avere conforto sapendo che il cielo è al corrente di tutto.TT2 229.2

    Gesù disse ai suoi discepoli che neppure un passero cade al suolo senza che il Padre celeste ne prenda nota. Se Dio è consapevole delle necessità di tutti gli uccelletti dell’aria, a maggior ragione avrà cura di coloro che potranno diventare sudditi del suo regno e, mediante la fede in lui, ereditare l’immortalità. Oh, se l’intelletto umano giungesse solo a comprendere fin dove il piano della redenzione può essere afferrato dalle menti limitate, l’opera svolta da Gesù nel rivestire la natura umana e quello che Egli ha fatto per noi nella sua sublime condiscendenza, i cuori umani si riempirebbero di gratitudine per l’amore di Dio e con umiltà adorerebbero la sapienza divina che ha saputo escogitare il mistero della grazia.TT2 229.3

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