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Supplemento Al Commentario Biblico Di (Ellen G. White) Volumi Da 1a7 Nuovo Testamento

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    Capitolo 15:1,2

    Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e via, e ogni tralcio che porta frutto, lo rimonda affinché ne dia di più.7ACB 143.5

    “In me”! Questo non significa che coloro che sono veramente in Cristo non producano alcun frutto. Dio ci ha comprato con il sangue di Cristo che doveva diventare la vittima per l’espiazione dei nostri peccati. Il genere umano è abbracciato dalla Sua misericordia. Poiché Cristo ha pagato il prezzo per tutti i servizi che dovremmo dargli, noi diventiamo i Suoi servitori.7ACB 143.6

    Sebbene siamo in Cristo per mezzo del patto della Sua promessa, se ci troviamo in una posizione di perfetta indifferenza, senza riconoscerlo come nostro Salvatore, non portiamo alcun frutto. Se non diventiamo partecipi della Sua natura divina, non produciamo i Suoi frutti; anzi ci vengono tolti. Le influenze del mondo ci portano lontano da Cristo e la nostra parte diventa come quella del ramo secco. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie via. Ogni tralcio che porta frutto Egli lo rimonda, affinché dia più frutto. Il nostro frutto testimonia se dimoriamo veramente in Cristo.7ACB 143.7

    Noi siamo proprietà di Cristo. Voi non appartenete a voi stessi, perché siete stati comprati a caro prezzo. Dimoriamo veramente in Lui per fede? Se non portiamo alcun frutto, le potenze delle tenebre prendono possesso della nostra mente, dei nostri affari, dei nostri servigi e allora faremo parte del mondo nonostante professiamo di essere figli di Dio. Ci troviamo allora in una situazione spiacevole, senza alcuna garanzia, perché abbiamo perso tutta la bellezza, la gloria e il privilegio. Rimanendo in Cristo, possiamo avere la Sua dolcezza, la Sua fragranza, la Sua luce. Cristo è la luce del mondo. Egli brilla nei nostri cuori, e la Sua luce risplende sui nostri volti. Contemplando la bellezza e la gloria di Cristo, veniamo trasformati alla Sua immagine. (MS 85, 1901)7ACB 144.1

    1-5 — Necessità di identificarsi con Cristo7ACB 144.2

    I rami della vera vite sono i credenti uniti alla vite. Il collegamento dei rami tra loro e con la vite costituisce un’unità, ma in generale questo non significa uniformità. L’unità nella diversità è un principio che pervade tutta la creazione; e mentre non vi è individualità e verità in natura, vi è unità nella diversità per tutte le cose che ricevono la loro utilità e la bellezza dalla stessa fonte. Il grande Artista e Maestro firma con il Suo nome tutte le Sue opere, dal più alto cedro del Libano fino all’issopo sul muro. Tutta la creazione testimonia l’operato per mano di Dio, dalla montagna più alta all’oceano e fino al più piccolo guscio sulla riva del mare.7ACB 144.3

    I rami della vite non possono fondersi l’uno nell’altro; essi sono individualmente separati; tuttavia ogni ramo deve essere in comunione con tutti gli altri attraverso il tronco. Ogni ramo trae nutrimento dalla stessa fonte, tutti i rami bevono dalla stessa sorgente vivificante. Così ogni ramo della vera vite è separato e distinto, ma tutti sono tenuti insieme in gruppi da una sola pianta madre. Non ci può essere alcuna divisione. Sono tutti collegati tra loro dalla volontà di dare frutti. Ma per fare questo, il lavoratore deve liberarsi del proprio Io. Non deve dare l’impressione di lavorare seguendo la sua personale volontà. Egli deve esprimere la mente e la volontà di Cristo. La famiglia umana dipende da Dio in ogni cosa, dal respiro fino al sostentamento. Il Signore ha programmato il telo, e tutti individualmente devono comporre il disegno.7ACB 144.4

    Il Creatore è uno, ed Egli si rivela come la grande sorgente di tutto ciò che è essenziale per ogni vita separata. L’unità cristiana consiste nei rami che appartengono allo stesso genitore, il potere vivificante che supporta gli innesti che si uniscono alla Vite. Nei pensieri e desideri, nelle parole e nelle azioni, ci deve essere un’identità con Cristo, una costante partecipazione alla Sua vita spirituale. La fede deve aumentare con l’esercizio. Tutti coloro che vivono vicino a Dio conosceranno meglio Cristo. Come la comunione con Dio tocca l’anima e fa splendere nel volto del cristiano una luce smagliante, così i saldi principi del carattere santo di Cristo si rifletteranno nell’umanità. (RH, Nov. 9, 1897)7ACB 145.1

    1-8 - Vedi commento di EGW al cap. l3: 27ACB 145.2

    4 - Il distacco è simile all’attaccamento7ACB 145.3

    L’unione con Cristo mediante la fede viva è durevole. Tutte le altre unioni devono cessare. Cristo ci ha scelto per prima, pagando un prezzo infinito per la nostra redenzione e il vero credente sceglie Cristo come il primo e l’ultimo tra tutti i beni, anche se quest’unione viene a costare qualcosa. Si tratta di una comunione di dipendenza totale, specialmente per gli individui orgogliosi. Tutti coloro che desiderano quest’unione, hanno bisogno del sangue espiatorio di Cristo. Essi devono subire un cambiamento del cuore. Devono sottomettere la propria volontà a quella di Dio. Inevitabilmente ci saranno degli ostacoli sia interni sia esterni, e un doloroso distacco dovrà avere luogo, come accade nei lavori di fissaggio. L’orgoglio, l’egoismo, la vanità, la mondanità, il peccato in tutte le sue forme, devono essere evitati se vogliamo entrare in comunione con Cristo. La ragione per cui molti trovano la vita cristiana così deplorevolmente difficile, è perché essi sono volubili, incostanti nei loro tentativi di attaccarsi a Cristo, senza distaccarsi dagli idoli a loro tanto cari.7ACB 145.4

    I credenti diventano uno in Cristo; ma un ramo non deve essere sostenuto da un altro. Il nutrimento deve essere distribuito attraverso il collegamento vitale con la Vite. Dobbiamo sentire la nostra totale dipendenza da Cristo. Dobbiamo vivere nella fede del Figlio di Dio. Il significato della misura cautelare è: dimorate in me.7ACB 145.5

    La vita che viviamo nella carne non è la volontà dell’uomo, noi non viviamo per compiacere i nemici del nostro Signore, ma per servire e onorare Colui chi ci ha amati per primo, ed ha dato Sé stesso per noi. Un semplice assenso a quest’unione, mentre gli affetti del mondo non sono staccati da noi, incoraggia il cuore alla disubbidienza. (ST, Nov. 29, 1910)7ACB 146.1

    Dio non fa nessun compromesso7ACB 146.2

    Fino a quando il cuore umano non si arrende incondizionatamente a Dio, egli non dimora nella vera Vite e quindi non può fiorire nella Vite e nemmeno portare i frutti. Il Signore non farà alcun compromesso verso il peccato, perché se avesse potuto farlo, non sarebbe stata necessaria la venuta di Cristo nel nostro mondo e la Sua morte per noi. Nessuna conversione è autentica se non avviene il cambiamento del carattere e se la condotta di chi accetta la Verità non migliora. La verità opera attraverso l’amore e purifica l’anima. (Letter 31a, 1894)7ACB 146.3

    4, 5 - Vedi commento di EGW al cap. Matteo 11:297ACB 146.4

    5 — Vedi commento di EGW al cap. 2 Corinzi 4:3-6)57ACB 146.5

    Il corso della vita7ACB 146.6

    Solo Cristo può aiutarci a ottenere la vittoria. Egli deve essere tutto per noi, deve dimorare nei nostri cuori e la Sua vita deve fluire in noi come il sangue che scorre nelle vene. Il Suo spirito deve diventare una potenza vivificante che ci porterà ad influenzare gli altri a diventare simili a Cristo. (Letter 43, 1895)7ACB 146.7

    8 — Esperienze di ogni giorno — (John l5: 8)7ACB 146.8

    Che cosa vuol dire portare molto frutto? Non vuol dire partecipare una volta sola la settimana alle riunioni di preghiera. Per testimoniare lo Spirito di Cristo, dobbiamo ogni giorno, con pazienza, dimorare nella Vite per portare frutto a casa nostra, nelle nostre attività e in tutte le relazioni della vita. Ci sono molti che si comportano come se una comunione saltuaria con Cristo fosse sufficiente e quindi provano a rappresentarlo come tralci vivi confessando a volte la loro fede in Cristo. Ma tale ragionamento è un grande errore.7ACB 146.9

    Il ramo deve essere unito alla Vite e unendosi fibra per fibra, riceverà la sua dose giornaliera di linfa e di nutrimento dalla radice della Vite, fino a quando non diventerà un tutt’uno con il tronco. La linfa che nutre la Vite deve nutrire il ramo e questo sarà evidente nella vita di colui che rimane unito a Cristo e per la gloria Sua egli cammina non secondo la carne ma secondo lo Spirito.7ACB 147.1

    Le nostre professioni di fede sono inutili se non dimoriamo in Cristo, perché non siamo tralci vivi, a meno che, le qualità essenziali del vino abbondino in noi. Negli autentici cristiani appariranno allora le caratteristiche del loro Maestro, ed essi rifletteranno la Sua grazia nelle vite degli altri, perché il Padre li ama come ama suo Figlio. Quando questa condizione avviene in coloro che professano di credere alla Verità presente, allora avremo una chiesa prospera, perché i suoi membri non vivranno per loro stessi, ma per Colui che è morto per loro, ed essi saranno diventati i rami fiorenti della Vite.7ACB 147.2

    (ST, April 18, 1892)7ACB 147.3

    10 - Vedi commento di EGW al cap. Matteo 24:23, 247ACB 147.4

    11 — Luce porta gioia — (Atti 2:28)7ACB 147.5

    Quando la luce del cielo illumina l’anima, il volto esprime la gioia del Signore che dimora nel cuore. L’assenza di Cristo nelle anime degli uomini li rende tristi e la loro vita pellegrina è colma di sospiri e dubbi. La gioia è la caratteristica fondamentale della Parola di Dio per tutti coloro che la ricevono. Perché? Perché la Parola porta la luce nella vita e nel carattere. (MS 96, 1898)7ACB 147.6

    12 - Vedi commento di EGW al cap. 13:347ACB 147.7

    22 - (cap. 5:40; Luca 12:48)7ACB 147.8

    Nessuna disposizione per la cecità volontaria — (Giovanni 15:22)7ACB 147.9

    Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno alcuna scusa per il loro peccato.7ACB 147.10

    Coloro che hanno la possibilità di udire la Verità, ma non prendono l’impegno di ascoltarla e di comprenderla, pensando di non essere responsabili se non ascoltano, non saranno tuttavia davanti a Dio perché si rendono colpevoli come se avessero sentito e respinto. Non ci saranno più scuse per coloro che scelgono di camminare nell’errore mentre potevano comprendere che cosa è la Verità. Con la morte di Gesù a causa di tutti i peccati d’ignoranza, non vi è alcuna disposizione per la cecità volontaria.7ACB 148.1

    Non saremo ritenuti responsabili, qualora la luce non abbia raggiunto la nostra percezione, ma saremo invece responsabili per ciò a cui abbiamo resistito o rifiutato. Un uomo non può afferrare la Verità se non gli è stata mai presentata e quindi non può essere condannato per la luce che non aveva mai ricevuto. Invece, nel caso avesse avuto l’opportunità di ascoltare il messaggio per conoscere la Verità, e tuttavia avesse rifiutato quell’occasione, si troverebbe in mezzo a quelli ai quali Cristo ha detto: Voi non siete venuti a me per ricevere la vita. Coloro che deliberatamente rifiutano l’occasione di ascoltare la Verità, si troveranno in mezzo a quelli che hanno costantemente rigettato le testimonianze. (RH, April 25, 1893)7ACB 148.2

    Giudizio secondo la luce ricevuta7ACB 148.3

    Coloro che non hanno ricevuto mai la luce non saranno condannati, tuttavia molti rifiutano di obbedire alla Verità che viene presentata per mezzo dell’Ambasciatore Gesù Cristo, perché vogliono rimanere conformi allo standard del mondo ed allora saranno condannati proprio dalla Verità e dalla Luce da loro rigettata. (RH, Nov. 25, 1884)7ACB 148.4

    L’uomo non sarà giudicato per la Luce che non ha mai ricevuto. Invece coloro che hanno scelto di osservare la domenica, ma non hanno aperto gli occhi per vedere le meraviglie della legge, essi saranno giudicati in base alla luce ricevuta. (RH, Sept. 13, 1898)7ACB 148.5

    26,27, - Vedi commento di EGW al cap. Atti 1:87ACB 148.6

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