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Supplemento Al Commentario Biblico Di (Ellen G. White) Volumi Da 1a7 Nuovo Testamento

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    Capitolo 5:1

    Fede è il mezzo, non il fine — (cap.3:19-28; 4:3-5; Galati 2:16; Ebrei 11:1)7ACB 215.5

    Vedi commento di EGW al cap. Galati 5:67ACB 215.6

    La fede non è il fondamento della nostra salvezza ma, è la grande benedizione: l’occhio che vede, l’orecchio che ascolta, i piedi che corrono, la mano che afferra. Essa è il mezzo e non il fine.7ACB 215.7

    Se Cristo ha sacrificato la Sua vita per salvare i peccatori, perché allora non accettare questa benedizione? La mia fede si aggrappa a questo, per cui la mia fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono. Così io ho il riposo e la pace in Dio per mezzo del Signor Gesù Cristo. (Letter 329a, 1905).7ACB 216.1

    Fede è una sensazione limpida — (2 Corinzi 5:7)7ACB 216.2

    La fede e il sentimento sono così distinti come il levante dal ponente. La fede non dipende dalla percezione. Dobbiamo seriamente gridare a Dio nella fede e vivere le nostre preghiere, sia che sono fatte con o senza sentimento. La nostra garanzia è la Parola di Dio e, dopo aver pregato, dobbiamo credere senza dubitare. Io ti rendo lode, o Dio. Tu mi hai sostenuto nell’ubbidienza della Tua Parola. Tu hai rivelato Te stesso a me, ed io sono Tuo per fare la Tua volontà. (Letter 7, 1892).7ACB 216.3

    Semplicità e potenza di fede7ACB 216.4

    La fede è semplice nel suo funzionamento e potente nei suoi risultati. Molti che si professano cristiani, che hanno conoscenza della Sacra Parola, credono in essa come la Verità, con fiducia infantile, la quale è essenziale nella religione di Gesù. Essi non entrano in contatto con quel particolare tocco che porta alla guarigione dell’anima. (Redemption: The Miracles of Christ, p. 97)7ACB 216.5

    11 — Un rimedio divino per il peccato — (cap. 3:24-26)7ACB 216.6

    L’espiazione di Cristo non è un modo unico per perdonare i nostri peccati, ma è innanzitutto un rimedio divino per perdonare il trasgressore e ripristinare la salute spirituale. È il mezzo che Cristo mette nei nostri cuori e nel nostro carattere. (Letter 406, 1906).7ACB 216.7

    12-19 (Matteo 4:1-11; 1 Corinzi 15:22,45; Filippesi 2:5-8; Ebrei 2:14-18; 4:15)7ACB 216.8

    La forza coopera con Dio — (Romani 5:12,18, 19)7ACB 216.9

    L’apostolo contrappone la disubbidienza di Adamo all’intera ubbidienza di Cristo. Riflettiamo: Che cosa significa per noi l’ubbidienza di Cristo? Significa che nella Sua forza anche noi possiamo ubbidire. Cristo era un essere umano. Ha servito Suo Padre celeste con tutta la forza della Sua natura umana. Egli aveva doppia natura: umana e divina. Egli era Dio e uomo.7ACB 216.10

    Cristo è venuto in questo mondo per mostrarci ciò che Dio può fare e che cosa si può fare in collaborazione con Lui. Come uomo, Egli andò nel deserto dove fu tentato dal nemico. Egli ha conosciuto la fame e la sete. Ha conosciuto la debolezza e le infermità della carne. Fu tentato in tutti i punti come siamo tentati noi. Il riscatto è stato pagato dal nostro Salvatore. Nessuno è obbligato a diventare schiavo di Satana. Cristo è per noi un esempio divino, il nostro Onnipotente Collaboratore. Noi siamo stati comprati a caro prezzo che è impossibile stimare. Chi può misurare la bontà e la misericordia dell’amore redentore? (MS 76, 1903)7ACB 217.1

    Cristo un agente morale libero7ACB 217.2

    Il secondo Adamo era un agente morale libero, responsabile della Sua condotta. Circondato da influenze talmente sottili e fuorvianti, egli era meno favoreggiato di quanto non fosse stato il primo Adamo nel condurre una vita senza peccato. Eppure, in mezzo a dei peccatori, ha resistito ad ogni tentazione, mantenendo la sua innocenza. Egli non ha mai peccato. (SW, Sept. 29, 1903)7ACB 217.3

    L’uomo è in vantaggio con Dio7ACB 217.4

    In riferimento al primo Adamo, l’uomo ha ereditato da lui il senso di colpa e la sentenza di morte; ma là dove il primo Adamo cadde, Cristo sopportò ogni prova in favore dell’uomo. Egli riscattò Adamo con la Sua vita senza macchia e quest’atto mette l’umanità in vantaggio con Dio; se l’uomo accetta Cristo come suo Salvatore, diventa partecipe della natura divina per essere unito con Dio e con Cristo. (Letter 68, 1899).7ACB 217.5

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